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Errori di link building da evitare

5 errori da evitare nella link building

La link building è una strategia molto importante per accrescere la rilevanza di un sito agli occhi dei motori di ricerca. Tuttavia, come per tutti i suoi strumenti, l’efficacia dipende dal modo con il quale viene utilizzata. Non tutti i link sono uguali, non tutti i siti sono importanti in relazione al proprio contesto, e usare male l’arma della link building può rivelarsi controproducente se non dannoso.

Quali sono quindi i più ricorrenti errori nei quali si può incorrere nello svolgimento della link building?

Assenza di una strategia di link building

Uno dei più ricorrenti errori nella link building consiste nel procedere con l’acquisizione dei link senza avere elaborato una strategia a monte.

La link building deve essere calata nel contesto nel quale viene applicata. Tenere conto delle caratteristiche del business, del sito del committente, di quelle dei concorrenti, dal periodo dell’anno. Un consulente SEO si occupa di stabilire obiettivi di posizionamento plausibili in relazione del budget e del tempo a disposizione

I consulenti SEO si occupano di valutare i link dei competitor più attinenti per target e dimensione a quello del committente, per replicare gli elementi delle strategie vantaggiose rispetto al proprio caso. Grazie a tool come Seozoom, Semrush, Majestic SEO il professionista valuta l’importanza dei singoli backlink in termini di autorevolezza e traffico, per studiare l’importanza effettiva che rivestono.

Assenza di keyword research

Il professionista SEO analizza il sito per individuare le parole chiave più vantaggiose attorno alle quali sviluppare contenuti in termini di volumi di ricerca e di concorrenza.

L’analisi delle keyword si ripercuote anche sulla scelta degli anchor text, il testo nel quale si colloca il link. I “testi ancora” influiscono sulla percezione da parte dei motori di ricerca dell’argomento del backlink, e quindi sull’importanza da dare al sito destinatario in merito a tali argomenti.

Il consulente SEO guida l’acquisizione di backlink ottimizzati per chiavi di ricerca vantaggiosi per gli obiettivi di posizionamento. Un errore comune consiste nell’acquistare backlink in serie sempre ottimizzati per pochissime varianti di parole chiave vantaggiose per il business (es. “scarpe da corsa”, “corsi inglese online” ecc.).

Questo pattern è individuabile da Google, siccome è difficile immaginare che molte persone linkino uno stesso sito sempre con una stessa chiave che non sia il nome brand o del sito.

Una chiave neutra come “sito.com” o “questo sito” o “Nome Azienda” quindi è meno utile al posizionamento, ma è una condizione da aspettarsi in casi di link building naturale.

SEO copywriter diversifica gli anchor text lavorando su long tail keyword attinenti all’argomento in questione ma più diversificate, in modo da donare un’aura di naturalezza.

Invece di puntare sempre su “integratori per dimagrire”, ad esempio, possiamo avere delle varianti come:

  • pillole per dimagrire
  • integratori per dieta sana
  • integratori alimentari per dimagrire

oltre a testi ancora corrispondenti a nome brand e a nome sito. Queste ultime sono fondamentali per una link building naturale di valore. Sono infatti chiavi ragionevoli da ottenere e che anzi costituiscono una buona parte del totale di quelle utilizzate.

Non bisogna quindi abusare di chiavi manipolative, ma al contrario includere anche link “neutri” che servono a conferire naturalezza ai risultati.

Link sempre senza nofollow

Allo stesso modo bisogna considerare anche l’importanza di siti con e senza nofollow nella strategia di link building generale. L’attributo nofollow viene introdotto per “smorzare” il peso del link (link juice) al fine del posizionamento. Solitamente viene aggiunto nei confronti di quei siti dei quali non possiamo garantire la qualità, verso i portali che non sono affatto attinenti al proprio, oppure per link ceduti dietro compenso. 

Sono stati introdotti attributi più specifici come rel=”sponsored” (link nei pubbliredazionali) e rel=”ugc” (contenuti prodotti dagli utenti, es. commenti agli articoli del blog) che hanno sempre lo scopo di distinguere dai link a piena forza.

I link con nofollow non influiscono direttamente sul posizionamento. Tuttavia oggi gran parte dei link in entrata sono appunto di questo tipo: link dai social network, commenti nei forum, così come da altri portali che non vogliono trasmettere peso per il posizionamento.
Per questo è del tutto lecito che una strategia contempli in gran parte link con nofollow assieme a quelli senza nofollow. Si tratta infatti di donare un’aura di naturalezza al portafoglio di link affinché i link in entrata, nel suo complesso, appaiano perfettamente plausibili.

Trascurare il content marketing

Un approccio “parziale” alla link building finisce per focalizzarsi soltanto sull’ottenimento di link a prescindere di ciò che interessa il sito in questione.

Questo significa che agli occhi dei motori di ricerca il portale continua a incamerare link – teoricamente, testimonianza dell’aumento di notorietà e della qualità – senza che al suo interno si siano prodotti dei fattori tali da giustificare tale crescita.

Se un sito non produce contenuti di qualità con costanza, ci dovremmo aspettare una riduzione nell’acquisizione di link: quando questa è svolta in maniera artificiale evidentemente continua senza che vi sia una ragione naturale.

Il content marketing punta a realizzare contenuti originali (non copiati!) apprezzati dal pubblico al quale sono rivolti. Si tratta di uno strumento di inbound marketing che permette sia di migliorare la visibilità del brand in rete che di ottenere periodicamente nuovi link in modo spontaneo (o perlomeno, di creare la condizione ideale affinché ciò avvenga).

Realizzare con continuità nuovi contenuti ottimizzati per i motori di ricerca permette da un lato di ottenere traffico organico da Google che di offrire risorse, da un altro di aumentare le chance che un fruitore di essi decida di linkarli per condividerli con altri.

Il SEO copywriter si occupa di definire i contenuti anche in rapporto a quelli preesistenti nel sito, inserendo link verso risorse appropriate, in modo da facilitare il trasferimento di traffico da una pagina all’altra. Un buon contenuto offerto a un portale per ottenere un link dovrebbe tenere conto anche del tone of voice del sito ospitante in modo da adeguarsi alle aspettative del pubblico e ai contenuti preesistenti.

Anche le tempistiche di acquisizione link costituiscono un aspetto da gestire in maniera naturale. Un pattern di ottenimento link di innaturale progressione regolare (es. tutti i mesi 100 link in più) costituisce un indizio sulla mancata naturalezza di tale strategia di link building. Il SEO quindi si occupa di maturare una crescita di link compatibile con la visibilità del portale nel momento in questione.

Migliori strategie link building

Pratiche proibite

Fino a pochi anni or sono, si puntava ad accrescere l’autorevolezza di un sito creando delle reti di siti al solo scopo di generare link reciproci per promuoversi vicendevolmente.

Si tratta di strategie che producevano effetti quando Google seguiva criteri prevalentemente meccanici: più link un sito aveva, meglio si posizionava. Oggi però un sito che vive come un’isola, senza ricevere alcun segnale dall’estero, può essere riconosciuto come un’impalcatura allestita soltanto per produrre backlink al fine di manipolare il ranking. Queste pratiche possono condurre a penalizzazioni e – salvo casi eccezionali – sono destinati a vita breve.

Le directory erano degli archivi di collegamenti messi a punto per selezionare siti di valore quando i motori di ricerca non erano ancora abbastanza sviluppati. Ben presto finirono per essere utilizzate dai webmaster per manipolare questi ultimi, inserendo backlink al solo scopo di migliorare il posizionamento dei siti.

Oggi le directory sono in gran parte scomparse e finite abbandonate. C’è ancora qualcuno che insiste a servirsene per trarre dei vantaggi, ma molto probabilmente l’effetto sarà nullo.
Anzi, una directory di pessima fama potrebbe essere annoverata a un sito spam e condurre persino a una penalizzazione.

Tuttavia segnalare un sito può avere ancora senso nel caso di directory effettivamente gestite da un team, rilevanti per il proprio pubblico, aggiornate, e soprattutto che non rendano possibile inserire link a chicchessia. In tal caso, specialmente in ambito local, possono ancora avere un valore ai fini del ranking locale.

Lo scambio link era una pratica comune fino a pochi anni fa siccome permetteva a entrambe le parti in causa di ottenere un guadagno, ovvero un link nei propri confronti mentre se ne offriva uno. Ciò dava forma a un pattern facilmente riconoscibile, oltre che a una struttura nella quale il valore dei link in entrata è diluito da quelli in uscita. Applicare oggi questa pratica significa sacrificare la propria reputazione (e magari anche il posizionamento!).

Un’altra prassi comune era pubblicare guest post su siti spam, al solo scopo di ottenere backlink dietro corrispettivo economico. Tali portali in genere offrono backlink a chiunque paghi e perciò si riconoscono sia per la scarsa qualità dei contenuti che per il gran numero di backlink in uscita (e per pochissimi link in entrata). I backlink quindi, anziché apportare benefici, possono arrecare danni sotto forma di penalizzazioni da parte di Google.

L’acquisto dei link a pagamento (finalizzato a migliorare il ranking) è una pratica tanto diffusa quanto osteggiata da Google. Big G vuole che i link entrino in maniera naturale come conseguenza della naturale crescita di visibilità del brand, ma a conti fatti l’acquisto è una strada praticamente obbligata per quei piccoli brand che hanno bisogno da subito di scalare le serp. Comparire tra i primi risultati rende più facile ottenere dei link, ma per arrivare in prima posizione occorre anche ricevere dei buoni link. Capito, l’inghippo?

Un consulente SEO competente si occupa di guidare il committente nell’acquisizione di link necessari alla crescita del posizionamento, facendo attenzione a scegliere solo portali attinenti a quello in questione, dall’autorevolezza pari o maggiore, che godono di un reale pubblico e quindi di vero traffico organico.