Quali link piacciono a Google

Che tipo di backlink preferisce Google?

Se lavori con i siti web, sei già a conoscenza del ruolo vitale che i link di valore e attinenti al proprio target rivestano per aumentare l’autorevolezza del sito percepita dai motori di ricerca.

I link sono importantissimi elementi da considerare nelle strategie di promozione online che permettono ai motori di ricerca (Google in primis) di valutare l’importanza di un sito web.

Tuttavia non tutti i link sono uguali, proprio come le referenze non hanno tutte lo stesso peso, ma variano a seconda di chi le produce e dal contesto in cui vengono applicate.

Nonostante le continue evoluzioni degli algoritmi di Google preposti a definire l’ordine con il quale vengono proposti i risultati alle ricerche digitate (posizionamento), i link hanno continuato a rivestire un’importanza fondamentale nella definizione del ranking. Anzi, molte introduzioni come l’algoritmo Penguin sono finalizzate proprio a sterilizzare oppure a penalizzare quei link di dubbio valore che vengono impiegati per migliorare il posizionamento dei siti in maniera fraudolenta.

Quanto contano i link per posizionarsi

Quanto contano i link per posizionarsi?

Neil Patel ha condotto un interessante esperimento sulla link building durato 6 mesi, che ha coinvolto 3.919 persone e altrettanti siti, valutati con le metriche adottate dal suo tool Backlink, un tool che consente di analizzare un dominio evidenziandone la quantità di backlink ricevuti, la varietà di domini di provenienza, il traffico mensile stimato e un punteggio di autorevolezza generale (Domain Score).

L’esperimento ha coinvolto:

  • siti di basso livello (vengono esclusi quelli di livello Backlink superiore a 20 per giudicare quanto possano incidere pochi link senza essere influenzati dal valore di siti più autorevoli)
  • siti con pochi backlink (vengono esclusi quelli con oltre 20 link)
  • vengono esclusi i domini di terzo livello
  • vengono considerati soltanto siti di lingua inglese

Le persone coinvolte hanno scritto contenuti tra 1.800 e 2.000 parole, che sono stati pubblicati nei rispettivi siti nelle due settimane successive, e con Ubersuggest sono stati analizzati per appurare quante keyword si sono posizionate. Nei tre mesi successivi è stata costruita una rete di link e poi, nei due mesi seguenti, si è aspettato per valutare i risultati.

Il test ha evidenziato come i contenuti possono posizionarsi in maniera crescente con il passare del tempo anche senza l’apporto della link building.

L’esperimento ha messo in luce che, anche se la strada migliore consiste approntare una struttura di link da diverse fonti, nel caso di 3 link da una stessa pagina si ha il 75% di keyword posizionate in più.

Ovviamente è difficile stabilire il peso effettivo dei link  siccome quasi mai, nella vita reale, si opera “a bocce ferme” senza operare modifiche a diversi livelli che possano incidere contemporaneamente sul posizionamento.

Che tipo di backlink preferisce Google

Quali link piacciono a Google

I link vanno visti un po’ come le menzioni  e le pubblicazioni nel mondo scientifico. La loro importanza varia a seconda:

  • del contesto nel quale vengono prodotte
  • dei soggetti che le emettono
  • del loro numero (un medico che riceve 100 recensioni positive è percepito come più talentuoso rispetto a uno che ne ha soltanto 10)
  • della loro freschezza (una referenza di dieci anni prima non viene percepita rilevante come una dello stesso anno)

Proprio come avviene con le menzioni, i link contano in virtù dell’importanza del soggetto che le emette: una testata online con centinaia di migliaia di visite offre garanzie di autorevolezza e di traffico oggettivo più cospicue di quelle di una testata locale seguita soltanto da poche centinaie di lettori.

Google pretende di valutare ai fini del posizionamento soltanto i link ottenuti in maniera naturale, ovvero non dietro promesse di corrispettivi o di ricompense di altro genere.

Inoltre, i backlink contrassegnati con attributo “sponsored” e “nofollow” non trasmettono valore ai fini del posizionamento, siccome chi li implementa segnala la natura commerciale del collegamento o non fornisce attestati di stima verso il portale destinatario.

Quali link piacciono a Google?

I link dovrebbero essere acquisiti in relazione alla qualità dei propri contenuti e alla visibilità naturale del brand, specialmente in relazione alla produzione di materiali originali, di valore e utili per il proprio target come ad esempio:

  • articoli, guide e approfondimenti sul proprio settore
  • ebook esaustivi
  • studi di settore
  • interviste a esperti del settore per condividere un’esperienza pratica in un determinato ambito
  • video e webinar
  • podcast
  • infografiche
  • plugin

Tutti questi sono esempi di contenuti che possono, grazie alla loro utilità, attrarre commenti, condivisioni e backlink, e in generale segnali di apprezzamento da parte delle persone, pertanto costituiscono delle apprezzabili e ragionevolmente naturali fonti di link. Anche se si tratta di elementi utili bisogna stare attenti a non abusarne (come è avvenuto negli ultimi tempi con i plugin e le infografiche) per non dare l’impressione a Google di ricorrere a queste tecniche soltanto per ricevere vantaggi materiali.

I link realmente apprezzati da Google e utili per migliorare il posizionamento sono quelli:

  • provenienti da entità riconosciute come autorevoli nel proprio settore
  • ottenuti in maniera naturale (non dietro compensi o promesse di vantaggi)
  • appartenenti a fonti variegate
  • provenienti da soggetti appartenenti al nostro stesso target
  • non contrassegnati dall’attributo “nofollow” o “sponsored” che smorzano il valore dei link (link juice)


Queste condizioni assicurano ragionevolmente di ottenere benefici effettivi attraverso i link, a parità di condizioni, in quanto hanno tutte le carte in regola per trasmettere effettivo link juice.

Come vedi si tratta di condizioni che si applicano ai link definendone in concreto, caso per caso, la loro utilità rispetto al sito in questione. A parità di autorevolezza, un link può avere ad esempio una maggiore spinta verso il posizionamento se rivolto verso un sito affine per tematiche piuttosto che di altro genere. Questo per fare capire che per definire quali link preferisce Google bisogna analizzare il caso concreto e applicare le considerazioni sulle caratteristiche apprezzabili:

  • al portale di provenienza
  • al portale di destinazione
  • alle tempistiche con i quali i link vengono ottenuti rispetto alla media del settore (un incremento abnome in un tempo ristretto è un potenziale segnale di allarme)
  • al rapporto tra menzioni e backlink (un sito che ottiene tanti collegamenti dovrebbe essere menzionato in varie fonti online come conseguenza della sua naturale visibilità, mentre la sua assenza è una situazione sospetta)

Gli anhor text (le parole al cui interno si trovano i collegamenti ipertestuali) sono altri importanti elementi di valutazione dell’utilità dei link ai fini del posizionamento.

I testi ancora possono essere:

  • brand (quando sono costituiti dal nome del brand o del sito)
  • informativi (quando comportano l’esigenza a ottenere delle informazioni, es. “come cucinare la pasta alla carbonara”, “memoria RAM cos’è” ecc.)
  • navigazionali (quando comportano l’intento ad accedere a un contenuto riconducibile a un determinato brand es. “ricetta pasta alla carbonara Chef Marco)
  • transazionali (se comportano un intento di acquisto, es. “scarpe online”, “realizzazione siti web”)

Gli anchor text devono rispecchiare la tendenza delle persone a linkare un sito web in maniera sempre diverso, come risultato della propria percezione del brand e delle proprie preferenze ed esigenze. Se il “portafoglio” degli anchor text è diviso in maniera ragionevole tra le categorie sopra esposte si ha un quadro di backlink compatibile con un ottenimento naturale e perciò in grado di fornire a Google informazioni da prendere in considerazione ai fini del posizionamento.
Il modo più naturale per essere linkati è costituito da qualche variante del nome del brand e del nome del sito: le chiavi transazionali ovviamente forniscono segnali inequivocabili sul contenuto attinente alle ricerche di prodotti e servizi, ma proprio in virtù della loro rilevanza sono oggetto di attenzioni dagli algoritmi di Google a partire dalla loro naturalezza.

Una situazione di link building all’apparenza naturale, ad esempio, potrebbe essere costituita da una metà di anchor text costituita da nome brand, nome sito e percorso URL del sito, e il resto distribuito  come chiavi informative e transazionali, facendo attenzione a variare queste ultime tra vari termini in modo da non suggerire una acquisizione di link non naturale.

La rilevanza del sito da cui proviene un link, rispetto al portale di destinazione, è un aspetto importante da considerare, in quanto può rivelarsi più impattante della qualità del sito stesso in termini assoluti.

Per fare un esempio, un link proveniente da una directory – un contenitore di link solitamente deprecato in quanto costituisce in genere agglomerato di link in genere non di valore – può rivelarsi utile se il portale in questione è a tema con il nostro, ben organizzato e adeguatamente aggiornato.

La link building, come dicevamo, è un ingrediente fondamentale per la promozione del sito web, ma non costituisce un fattore che preso singolarmente – in genere – riesce ad annullare altri limiti del sito che ne inficiano il valore.

La link building funge in pratica da “moltiplicatore” dell’efficacia naturale di un sito, delle sue qualità e dell’apprezzamento che gli utenti nutrono a livello dei contenuti, delle performance di navigazione e della stima per il brand.


Il valore dei link non può essere valutato soltanto basandosi su essi stessi, ma va preso in relazione alle qualità naturali di un sito: più un sito è efficace, autorevole e riconosciuto come di valore, più i link enfatizzano questi vantaggi aumentandone esponenzialmente il valore.

Un link verso un sito che presenta contenuti duplicati, che non riceve menzioni o segni di partecipazione dalle persone, che si carica troppo lentamente, che non offre insomma niente nella sua struttura e nei suoi contenuti tale da farlo sembrare apprezzabile, non riesce a esprimere gli stessi vantaggi verso un sito che ha già di suo tutte le carte in tavola per posizionarsi sempre meglio.

I link che Google preferisce sono quelli che esprimono un autentico gradimento nel confronto di un brand, come conseguenza del suo naturale sforzo per diventare autorevole presso il proprio pubblico attraverso una produzione di contenuti di qualità, la presenza a eventi del settore, l’applicazione di annunci pubblicitari per raggiungere un pubblico a tema, tutto ciò che può consolidare l’idea di un marchio nella mente dei suoi consumatori.

Anche la varietà dei link rispetto al sito conta come fattore che influenza la percezione di Google del valore dei collegamenti: un sito autorevole nel proprio ambito dovrebbe ricevere backlink e menzioni di diversa provenienza piuttosto che da poche fonti ristrette. Ti fidi più di un medico che riceve 5 elogi da uno stesso cliente oppure da uno che viene premiato una sola volta ma da cinque clienti diversi.

Un sito che viene linkato da 10 siti diversi a tema viene percepito come più importante di uno che riceve 10 link ma dalla stessa  fonte, siccome esse costituiscono una riprova del fatto che più soggetti attestano la propria stima verso il sito.

La link building probabilmente non passerà mai di moda, e noi dobbiamo essere pronti a sfruttarla adeguatamente e con saggezza per portare al massimo le possibilità di successo del nostro sito web. E tu che cosa ne pensi? Parliamone qua sotto!